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Scritto da Papàs Pietro Lanza   
Sabato 18 Febbraio 2012 23:15

19 Febbraio 2012 - Domenica dei latticini - Sant’ Archippo apostolo.


Lo stesso giorno si fa memoria dell’esilio dal paradiso di delizie del primo uomo creato Adamo.

Vespro (Stichirà del Triodion).

Il Signore che mi ha plasmato, presa della polvere dalla terra, mi ha dato vita infondendomi un’anima con soffio vivificante, e mi ha onorato facendomi capo in terra di tutte le cose visibili, e simile agli angeli nella vita. Ma satana, il seduttore, servendosi come strumento del serpente, mi ha adescato con un cibo, mi ha separato dalla gloria di Dio, e mi ha consegnato alla terra, nelle profondità della morte. Ma Tu che sei Sovrano e pietoso, di nuovo richiamami a Te.

Me infelice, sono stato spogliato della tunica intessuta da Dio, perché ho disubbidito, Signore, al tuo divino precetto, per suggerimento del nemico; e ora sono cinto delle foglie di fico e delle tuniche di pelle: sono condannato a mangiare con sudore pane di fatica e la terra è stata maledetta perché mi produca spine e triboli. Ma Tu che negli ultimi tempi dalla Vergine ti sei incarnato, richiamami, e fammi di nuovo entrare nel paradiso.

O paradiso preziosissimo, splendida bellezza, dimora costruita da Dio, gaudio e letizia senza fine, gloria dei giusti, delizia dei profeti e abitazione dei santi, col fruscio delle tue foglie supplica il Creatore dell’universo di aprirmi le porte che ho chiuso con la trasgressione, e di concedermi di aver parte all’albero della vita e alla gioia che un tempo ho goduto in te.

Per la disubbidienza Adamo è stato esiliato dal paradiso ed estromesso dalle sue delizie, essendosi lasciato sedurre dalle parole della donna; ed ora siede, ahimè, nudo, facendo lamento davanti al giardino. Cerchiamo dunque tutti di accogliere il tempo del digiuno, ubbidendo a ciò che i vangeli ci hanno trasmesso, affinché, divenuti cosí graditi al Cristo, di nuovo otteniamo di abitare nel paradiso.

Sedette Adamo davanti al paradiso, e piangendo la propria nudità, cosí faceva lamento: Ahimè, mi sono lasciato convincere e depredare da un malvagio inganno, e sono stato allontanato dalla gloria; ahimè, nudo nella semplicità, e ora mancante di tutto! O paradiso, mai piú godrò le tue delizie, mai piú vedrò il Signore, mio Dio e Creatore: perché me ne andrò alla terra dalla quale sono stato tratto. Abbi misericordia, o pietoso, a Te io grido: Abbi misericordia di me che sono caduto.

Adamo è stato espulso dal paradiso per ciò che ha mangiato: seduto quindi dinnanzi al giardino, gemeva alzando grida con voce lamentosa, e diceva: Ahimè, cosa mai mi è successo, me infelice! Un solo comando del Sovrano ho trasgredito, e mi trovo privo di ogni sorta di beni. O meraviglioso paradiso, tu che per me sei stato piantato e per Eva sei stato chiuso, prega Colui che ti ha fatto e che anche me ha plasmato, perché io possa saziarmi dei tuoi fiori. Gli dice dunque il Salvatore: La creatura da me plasmata, io non voglio che vada perduta, ma che si salvi e giunga alla conoscenza della verità: chi viene infatti a me, non lo caccerò fuori.

Mattutino.

Fu estromesso Adamo dal paradiso di delizie a causa di un amaro cibo, non avendo custodito per incontinenza il comando del Sovrano; e fu cosí condannato a lavorare la terra dalla quale egli stesso era stato tratto, e a mangiare il proprio pane con molto sudore. Amiamo dunque la continen¬za, per non gemere come lui stando fuori dal paradiso, ma piuttosto al paradiso ritornare.


È ora apparso il tempo delle virtú, e il Giudice è alle porte: non siamo mesti, ma piuttosto, digiunando, offriamo lacrime, compunzione ed elemosina, gridando: Piú della sabbia del mare sono stati i nostri peccati, ma Tu a tutti perdona, o Redentore di tutti, perché possiamo avere la corona incorruttibile.

Io, miserabile, ero stato gratificato di onore da parte tua, o Sovrano, nell’Eden: ahimè, come sono stato ingannato, e, per l’invidia del diavolo, respinto lontano dal tuo volto!   


Gemete su di me, angeliche schiere! E voi pure, o bellezze del paradiso, splendore di quegli alberi, perché sono stato sventuratamente ingannato, e da Dio sono andato lontano.


Prato beato, alberi da Dio piantati, soavità del paradi¬so, su di me dalle foglie, come da occhi, stillate lacrime perché sono nudo ed estraniato dalla gloria di Dio.

Non ti vedo piú, non godo piú del tuo soavissimo e divino fulgore, o paradiso preziosissimo: giaccio infatti nudo a terra, perché ho provocato il Creatore.


Il nemico odiatore dell’uomo, invidiandomi un tempo la vita felice del paradiso, sotto forma di serpente con inganno mi fece cadere, e mi estraniò dall’eterna gloria.

Gemo, mi percuoto l’anima, e voglio riempirmi gli occhi di lacrime copiose, guardando e considerando la nudità che mi è venuta dalla trasgressione.


Dalla terra sono stato plasmato per mano di Dio, e mi sono sentito dire, me infelice! di tornare di nuovo alla terra. Chi non piangerà su di me, respinto da Dio, su di me che ho cambiato l’Eden con l’ade?

Nel tuo benigno amore, o Salvatore, mi avevi rivestito nell’Eden della tunica divinamente tessuta: ma io ho disprezzato il tuo comandamento, dando retta allo spirito maligno, e mi sono ritrovato nudo, me infelice!

O infelicissima anima mia, sei stata allontanata da Dio per la tua negligenza; sei stata privata del paradiso di delizie, separata dagli angeli; sei stata trascinata nella corruzione: oh, quale caduta!   

 
Misericordia, pietà, o Dio onnipotente, dell’opera delle tue mani; non disprezzare, te ne prego, o Buono, colui che si è separato dal coro dei tuoi santi.

Ikos.

Sedette un tempo Adamo e diede in pianto davanti al paradiso di delizie, battendosi il volto con le mani, e diceva: O misericordioso, abbi misericordia di colui che ha prevaricato!   


Vedendo Adamo l’angelo che lo scacciava e chiudeva la porta dell’orto divino, diede in grandi gemiti e diceva: O misericordioso, abbi misericordia di colui che ha prevaricato!

Partecipa, o paradiso, al dolore del padrone divenuto povero, e col fruscio delle tue foglie supplica il Creatore che non mi chiuda fuori. O misericordioso, abbi misericordia di colui che ha prevaricato!


Di doni d’ogni sorta hai un tempo onorato l’opera delle tue mani, o solo amico degli uomini; ma il drago crudele con un sibilo l’ha adescata, spogliandola, ahimè, dei beni che possedeva.


Perché mai hai ascoltato amari consigli, e hai disubbidito alla divina sentenza? Ahimè, misera anima, tu hai rattristato Dio che ti era stato comandato di glorificare sempre insieme agli angeli.

Eri stato fatto sovrano dei rettili e delle fiere: come dunque ti sei messo a conversare col serpente corruttore, prendendo a consigliere lo spirito maligno, credendolo retto? Oh, quale errore, infelicissima anima mia!

Dolce al gusto mi parve nell’Eden il frutto della conoscenza, saziatomi del cibo, ma alla fine divenne fiele. Ahimè, misera anima! Come ha potuto l’incontinenza estraniarti dalla dimora del paradiso?


Dio di tutti, Signore di misericordia, guarda pietoso alla mia umiliazione, e non mandarmi lontano dall’Eden divino, in modo che, vedendo le bellezze dalle quali sono caduto, di nuovo io cerchi con gemiti di ottenere ciò che ho perduto.

Gemo, mi lamento e soffro vedendo il cherubino con la spada di fuoco che ha avuto l’ordine di custodire l’ingresso dell’Eden inaccessibile, ahimè, a tutti i trasgressori, a meno che Tu, o Salvatore, non tolga per me ogni ostacolo.

Confido nell’abbondanza della tua misericordia, o Cristo Salvatore, e nel sangue del tuo fianco divino, col quale hai santificato la natura dei mortali e hai aperto a quanti ti servono, o Buono, le porte del paradiso, chiuse un tempo da Adamo.

stichirá dal triódion.

Ahimè! gridava Adamo tra i lamenti: Il serpente e la donna mi hanno bandito dalla divina famigliarità, e il cibo dell’albero mi ha estraniato dal paradiso di delizie. Ahimè, non posso sopportare tale vergogna: io che un tempo ero re di tutte le creature da Dio fatte sulla terra, ora sono divenuto prigioniero per un solo empio consiglio; io che un tempo ero rivestito della gloria dell’immortalità, ora porto miseramente addosso, come mortale, la pelle della mortalità. Ahimè, chi mi aiuterà a gemere? Ma Tu, o amico degli uomini, che dalla terra mi hai formato, mostrandoti pietoso, richiamami dalla schiavitú del nemico, e salvami.


Lo stadio delle virtú è aperto: voi che volete lottare, entrate, dopo esservi cinti della bella lotta del digiuno: quanti infatti lottano secondo le regole, saranno giustamente coronati; e dopo aver preso l’armatura della croce, disponiamoci in battaglia contro il nemico, tenendo stretta la fede come muro inespugnabile. La preghiera come corazza, come elmo, l’elemosina, e in luogo della spada il digiuno, che recide ogni vizio dal cuore. Chi fa questo, riceve la vera corona da parte del Cristo, Re dell’universo, nel giorno del giudizio.   

Adamo è cacciato dal paradiso per aver gustato, disubbidendo, il frutto delizioso; Mosè potè contemplare Dio, purificando col digiuno gli occhi dell’anima. Desiderando dunque divenire abitanti del paradiso,  distacchiamoci da un cibo sontuoso, e bramando vedere Dio, digiuniamo come Mosè per quaranta giorni; perseverando con purezza nella preghiera e nella supplica, plachiamo le passioni dell’anima, togliamo via i gonfiori della carne: leggeri, proseguiamo il viaggio verso l’alto, dove i cori degli angeli celebrano con voci incessanti l’indivisibile Triade, e contempleremo l’inconcepibile sovrana bellezza. Là rendi degni noi che confidiamo in Te, o Figlio di Dio datore di vita, di unirci al coro delle schiere angeliche: per l’intercessione della Madre che ti ha partorito, o Cristo, degli apostoli, dei martiri e di tutti i santi.   


È giunto il tempo, l’inizio delle lotte spirituali, la vittoria contro i demoni, la continenza con tutte le sue armi, lo splendore degli angeli, la franchezza davanti a Dio: cosí infatti Mosè potè conversare col Creatore e invisibilmente accogliere con l’udito la voce. O Signore, concedi anche a noi, nel tuo amore per gli uomini, di potere grazie a ciò adorare i tuoi patimenti e la tua Santa Risurrezione.

Inizia la Grande e Santa Quaresima


VESPRO

Studiamoci tutti di umiliare la carne con la continenza, entrando nello stadio divino dell’immacolato digiuno, e con preghiere e lacrime, cerchiamo il Signore che ci salva; con oblio perfetto del male, gridiamo: Abbiamo peccato contro di Te: salvaci come i niniviti di un tempo, o Cristo Re; facci partecipi del regno celeste, o pietoso.


Dispero di me stesso, considerando le mie opere, degne, o Signore, di ogni castigo; ecco, ho trascurato i tuoi augusti precetti, o Salvatore, ho consumato nella dissolutezza la mia vita: ti prego dunque, purificandomi con le piogge del pentimento, fammi risplendere per il digiuno e la preghiera, Tu che solo sei misericordioso; e non avere orrore di me, o Benefattore di tutti, o piú che Buono.

Gioiosamente cominciamo il tempo del digiuno, sottoponendoci alle lotte spirituali; rendiamo casta l’anima, purifichiamo la carne; digiuniamo tanto dai cibi quanto da ogni passione, godendo delle virtú dello spirito: perseverando in esse con amore, possiamo noi tutti ottenere di contemplare la venerabilissima passione del Cristo Dio e la Santa Pasqua,  spiritualmente esultando.

Ha rifulso la tua grazia, Signore; ha rifulso la luce del tuo volto; ecco il tempo accetto, ecco il tempo della conversione; deponiamo le opere delle tenebre e indossiamo le armi della luce, affinché, attraversato il grande oceano del digiuno, giungiamo alla risurrezione il terzo giorno del Signore e Salvatore nostro Gesú Cristo, che salva le anime nostre.  


BUONA QUARESIMA

Ultimo aggiornamento Domenica 19 Febbraio 2012 09:01
 
Settimana di commemorazione dei Defunti PDF Stampa E-mail
Scritto da Papàs Pietro Lanza   
Lunedì 21 Febbraio 2011 15:14

Da lunedì 6 a Sabato 11 febbraio,

ricorre la annuale

settimana di Comemorazione dei fedeli defunti.

Ogni sera, alle ore 17,

momento di preghiera per i nostri cari.

Sabato, alle ore 17,

celebrazione della Divina Liturgia in memoria di tutti i Defunti.

Ultimo aggiornamento Mercoledì 08 Febbraio 2012 19:26
 
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